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Clienti di serie B

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Esistono nei nostri saloni clienti di serie B? No, direte voi. I clienti sono clienti. Hanno tutte la stessa importanza. Quelle fidelizzate sono da coccolare, quelle nuove sono da conquistare. Ed ecco che, senza accorgercene, iniziamo a parlare al femminile. Siamo sicuri di dedicare ai nostri clienti “uomini” le stesse attenzioni che riserviamo alle donne? Potete giurare di non aver mai detto: “Signora, le dispiace se faccio passare lui avanti, tanto ci metto solo cinque minuti a fare il taglio?”. Diamo loro gli stessi consigli, ascoltiamo le loro esigenze, proponiamo nuovi prodotti, offriamo loro caffè, come facciamo con le donne? In Danimarca questa innegabile e tangibile differenza di trattamento è finita addirittura al vaglio della Commissione delle pari opportunità. Una cliente di un salone danese ha protestato per la differenza tra il prezzo del taglio uomo (circa 48 euro) e quello da donna, superiore di 10 euro. Il proprietario del salone ha ricevuto una multa di 280 euro. Interessante è come il povero parrucchiere abbia tentato di difendersi: le diversità di listino dipendono solo dalle differenti esigenze delle due tipologie di clientela.
Queste “diverse esigenze”, non ci avranno portato ad avere clienti di serie B? Oggi più di ieri, per aumentare gli incassi, è importante curare e coccolare la categoria “maschile” (che spesso riempie i saloni in giornate come il martedì, mercoledì e giovedì).
E magari, perchè no, per evitare discriminazioni, distinguere solo i prezzi di taglio medio, corto e cortissimo…
Che ne pensate?